Siamo arrivati alla “riapertura generale” del 4 maggio 2020 e, come Fondazione Palazzo Festari,Fase_2_Coronavirus_Fondazione_Festari la nostra attività è anche quella di supporto agli enti locali, con analisi e indagini, definendo ipotesi strategiche e operative. Possiamo quindi ipotizzare quanto segue:

1. Le imprese sono autorizzate a riaprire in ragione di una “scala di pericolosità” per dipendenti e fornitori/clienti. Oltre ai criteri governativi per tipo di attività, saranno necessari DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), procedure standard e sistemi di monitoraggio e controllo (SPISAL, INAIL e Carabinieri) del distanziamento sociale.

2. I cittadini sono autorizzati a uscire di casa, in ragione di alcune regole generali, con restrizioni di categoria (positivi, in quarantena, età, ecc.) e limitazioni di percorso.

3. I Comuni non hanno a disposizione informazioni adeguate a tenere sotto controllo il territorio e a organizzare i servizi in ragione delle esigenze di mobilità e degli obiettivi delle persone (alcune delle quali si spostano per ragioni di lavoro, altre per ragioni di consumo o di svago) e delle imprese (che hanno esigenze di collegamento con la propria filiera, a prescindere dalla localizzazione delle diverse fasi – clienti e fornitori).

In questa situazione di incertezza, le tensioni tendono a crescere, poiché nessuno si riconosce nelle regole generali e c’è una forte spinta alla ricerca di deroghe e personalizzazioni.

Quali sono le leve (anche formali) che un’amministrazione locale ha a disposizione per organizzare la complessità del proprio territorio?

Il Comune può:

a)      chiedere alle imprese del territorio una descrizione di flussi che si svilupperanno dalla riapertura delle attività (percorsi casa-lavoro, interazioni con clienti e fornitori, logistica delle merci in-coming e out-going); i flussi potrebbero anche essere registrati su mappe disponibili in comune, secondo modalità analoghe a quelle utilizzate dagli esperti di social network analysis (sia pure semplificate);

b)     chiedere alle imprese e/o alle altre istituzioni territoriali (che possiedono i dati) di comunicare al più presto inconvenienti, impossibilità di applicazione delle regole generali, tensioni e problemi che possano nascere con le infrastrutture “fuori cancello” (permessi, reti di mobilità, burocrazia, conflitti spontanei e varianze nei processi ordinari), progetti di innovazione per agevolare la ripartenza del business su basi nuove (ad esempio: consegna a domicilio e take-away per la ristorazione o per l’assistenza sociale);

c)      per quanto riguarda in particolare la questione degli investimenti e degli adattamenti “strutturali” alle regole di convivenza con il virus (in particolare il distanziamento sociale) il comune può chiedere alle imprese di partecipare a focus group su questioni specifiche, finalizzati a raccogliere idee, possibili progetti di finanziamento pubblico al sistema produttivo e di investimento in infrastrutture locali per lo sviluppo.

Una delle questioni più critiche nella fase di riapertura è l’individuazione di progetti strutturali che raccolgano i flussi di investimento regionale, statale e anche europeo. E’ preferibile evitare l’ideologia dei due tempi: emergenza e interventi a pioggia subito, investimenti nel medio termine. Gli interventi a breve devono essere legati a una visione di lungo termine, per quanto incerta e da sottoporre a costanti aggiornamenti. Senza un’agenzia di sviluppo locale, progetti di investimento sul territorio non verranno mai finanziati, così come è illusorio sperare che arrivino risorse a fondo perduto per tutte le imprese.

La proposta IRSO sull'ultimo miglio ci trova concordi nell’individuare nei sindaci e in alcuni leader imprenditoriali locali i veri “manager” della riapertura (per un approfondimento https://irso.it/preparare-oggi-una-diversa-ripresa-dopo-lemergenza-coprire-lultimo-miglio-dei-finanziamenti-con-patti-territoriali-una-proposta/).

In particolare, quali sono le funzioni essenziali che le amministrazioni comunali e i sindaci in prima persona (come responsabili della salute pubblica nel territorio) devono organizzare?

Il tema dell’organizzazione, nella Fase 2, è fondamentale. Gli amministratori comunali (da soli o in forma associata) non possono limitarsi al controllo “ordinario” del territorio, come nella Fase 1. Presidiare i flussi di traffico, quasi inesistenti, durante il lockdown, è stata operazione relativamente semplice, anche sulla base di risorse molto contenute, come le pattuglie dei vigili urbani. Supportare le aziende nell’attuazione dei piani di apertura “sicuri” e le famiglie, in difficoltà nella gestione dell’emergenza per la chiusura delle scuole (soprattutto quelle primarie) e per la carenza di flussi finanziari minimi indispensabili per vitto e alloggio o per la possibile mancanza di DPI, comporta un sistema di pianificazione e monitoraggio molto più complesso, per il quale le amministrazioni locali non sono preparate.

Con l’aiuto delle province e delle regioni, si tratta di attivare subito:

a)      percorsi di coordinamento e informazione

b)     percorsi di formazione e assistenza tecnica

c)      sviluppo di servizi comuni sui punti critici delle filiere in apertura.

 

Vediamo ora, una per una, le funzioni fondamentali a carico del livello locale/territoriale:

a)      presidio sanitario – i sindaci sono l’autorità dello Stato più vicina a possibili nuovi focolai, assieme alle ASL e alla rete dei medici di base; come prima azione di supporto alla Fase 2 i sindaci dovrebbero costituire un’unità di coordinamento dei professionisti locali dotati di “sensori” e strumenti di controllo dei contagi: medici di base (in accordo con le ASL) e responsabili sicurezza sanitaria delle aziende (sia quelle private che apriranno i battenti, sia di quelle pubbliche di supporto – ad esempio le aziende locali di trasporto o i dirigenti delle scuole primarie) (vedi Gabanelli – Corriere della Sera 4 Maggio 2020);

b)     controllo DPI nelle unità produttive – i sindaci possono verificare l’oggettiva disponibilità di DPI idonei alla riapertura delle attività produttive, secondo le indicazioni dalle autorità nazionali e regionali; il rischio principale nella Fase 2 è che i DPI non siano disponibili e che si sviluppino distorsioni nel sistema di approvvigionamento di mascherine, guanti e altri dispositivi di distanziamento; in questo ambito, anche per evitare episodi speculativi, le amministrazioni devono vigilare sul funzionamento del mercato locale (stock di DPI e prezzi); questo è possibile attraverso un coordinamento dei responsabili commerciali di supermercati, farmacie e altre strutture di distribuzione; un’attenzione particolare va dedicata ai sistemi di controllo sierologici e simili adottati dalle imprese del territorio su sollecitazione di laboratori privati (non sempre in grado di assicurare test scientificamente aggiornati);

c)      assistenza finanziaria – i problemi burocratici del sistema paese sono noti e sono la principale causa di discriminazioni, distorsioni nel meccanismo di distribuzione dei fondi di prima assistenza alle famiglie (CIG, sostegno alle P.IVA, reddito di emergenza e di cittadinanza) e alle imprese (accesso al credito agevolato dai provvedimenti statali); in questo ambito, allo scopo di svolgere in modo produttivo la funzione di assistenza sociale, i sindaci devono mobilitare gli esperti e i funzionari coinvolti nella gestione dei flussi di cassa all’interno del territorio (direttori di banca, dirigenti sindacali, dirigenti delle associazioni di categoria riconosciute e rappresentanti delle categorie non riconosciute, commercialisti e consulenti del lavoro);

d)     assistenza sociale – la presenza sul territorio di agenzie di sostegno alla persona (bambini e ragazzi del sistema scolastico, persone anziane dentro e fuori le case di riposo, famiglie in difficoltà) sono una risorsa chiave nell’emergenza; l’amministrazione comunale, già attiva prima della pandemia, sul fronte del coordinamento delle iniziative di volontariato e assistenza sociale, deve attivare al più presto un sistema di coordinamento dei sensori e degli attori distribuiti nel territorio (cooperative sociali, dirigenti delle case di riposo e dei servizi di assistenza, operatori dei servizi alla persona e loro rappresentanti, dirigenti degli istituti scolastici dell’istruzione primaria, rappresentanti delle associazioni e delle istituzioni religiose);

e)      informazione e comunicazione alla cittadinanza – un funzione chiave è quella dell’informazione dei cittadini e soprattutto della distribuzione di dispositivi di interazione intelligente con le istituzioni locali per l’emergenza (App, call centre e portali comunali di prima risposta alle domande dei cittadini e delle imprese in movimento dal 4 maggio);

f)       pianificazione delle infrastrutture e dello sviluppo – come già detto, non ha senso dividere la Fase 2 in due tempi (prima la gestione delle riaperture in emergenza e poi sviluppo di nuove strutture e infrastrutture); la Fase 2 va impostata fin dall’inizio come fase di “innovazione”, in tutti i settori (dal turismo al commercio di prossimità, dalla manifattura ai servizi) è necessario ipotizzare cambiamenti nelle tecnologie di processo, nelle competenze dei lavoratori, nei prodotti e nelle infrastrutture logistiche e organizzative, che devono essere finalizzati non solo alla ripresa dei mercati, ma soprattutto al passaggio ad attività a maggior valore aggiunto; senza un up-grade del sistema paese, a partire dalle tecnologie di distretto e di territorio, non sarà possibile affrontare la questione del debito; i rischi di default si moltiplicheranno e l’uscita della crisi non sarà un ritorno alla normalità della società ante-Coronavirus (efficacemente definita da Luca Ricolfi come “signorile di massa”) a cui eravamo abituati, ma a una nuova povertà.

Affermare che i sindaci debbano trasformare il proprio ruolo da “ultimo anello di una catena esecutiva” dello Stato (che si limita a dare attuazione a normative e regolamenti stabiliti al centro), a “manager di territorio”, significa farsi carico di un processo di riqualificazione delle competenze operative dei sindaci, degli assessori e dei dirigenti comunali che non ha eguali e che non può essere realizzato attraverso il sistema gerarchico tradizionale.

L’unico sistema organizzativo che può assicurare un rapido percorso di innovazione, per arrivare a un sistema di servizi pubblici non burocratico e non estrattivo, è quello indicato da alcuni esperti come “middle-up-down” (sperimentazione a livello intermedio, approvazione a livello macro – verifica della coerenza con le decisioni governative e le normative, distribuzione a livello micro tramite formazione e adattamento).

Tale sistema va adattato alle singole funzioni, poiché in alcuni casi (es. assistenza sociale e sanitaria) il territorio comunale è autosufficiente, in altri invece è indispensabile un coordinamento di area vasta (vedi ipotesi di Patto Territoriale suggerita da IRSO).

Ovviamente, la rassegna di funzioni qui indicate è una check-list “ideale” e supera, di gran lunga, le effettive risorse disponibili a livello comunale. Nella situazione di emergenza ciascun sindaco fa quello che può, in ragione soprattutto delle risorse a sua disposizione. Come minimo, sarebbe opportuno che individuasse un “responsabile” per ogni funzione critica qui indicata, al quale fare affidamento per monitorare la situazione, fino a conclusione dell’emergenza.

 

Esempio nella funzione Sanitaria

Livello intermedio – I medici di base del territorio comunale, in ragione delle caratteristiche della popolazione di riferimento, sperimentano funzioni di monitoraggio delle malattie infettive e dei flussi di analisi e terapia verso sistema ospedaliero Covid e ordinario. In accordo con dirigenti locali ASL e con i responsabili delle aziende (SPISAL e INAIL inclusi) definiscono un protocollo di monitoraggio Covid nel territorio comunale e di pronto intervento su possibili focolai (tracciatura infezioni), sia in azienda che nel sistema delle famiglie. Ad essi è affidata la “sperimentazione” di un nuovo sistema sanitario di territorio, che a lungo termine possa diventare una piattaforma di riferimento innovativo per cittadini (visite, prenotazioni, documenti digitali…) e per le imprese.

Livello macro – Il sindaco + assessore all’assistenza sociale + dirigente ai servizi di assistenza e sanità accolgono il protocollo e definiscono le modalità di monitoraggio e attivazione di dispositivi di emergenza (come chiusure di quartieri e filiere, posti di blocco, interazione con ASL, Prefetto e forze dell’ordine).

 

Livello micro – I responsabili della comunicazione a livello comunale, predispongono strumenti di informazione e interazione per FAQ con imprese e famiglie (in stretta relazione e coordinamento con i livelli superiori dell’amministrazione pubblica e con le associazioni di rappresentanza delle imprese).

  

Esempio nella funzione di Sviluppo

Livello intermedio – Un gruppo di imprenditori leader nel distretto o nell’area territoriale, propone una strategia di investimento su alcune soluzioni tecniche innovative (ad esempio rete di prenotazione e consegna a domicilio per la ristorazione, ma anche la piattaforma di logistica sostenibile più volte discussa nel recente passato). Individuano i processi che possono assicurare lo sviluppo di nuovi business compatibili con lo sviluppo sostenibile del territorio e le regole di ripartenza (ad esempio nel citato sistema di trasporto con rider o furgoncini elettrici o droni).

 

Livello macro – Il sindaco + assessore alla mobilità + dirigente del consorzio di vigilanza, verificano l’attuabilità del progetto e coinvolgono le banche locali (o altri istituti finanziari) nella discussione sull’attuazione dei progetti principali. In questo caso si organizzano come ATS (Alleanza Territoriale per lo Sviluppo) secondo le linee guida della Regione Veneto in materia di riassetto della programmazione territoriale (2021-2027).

 

Livello micro – I responsabili della comunicazione a livello comunale, predispongono strumenti di informazione e interazione per FAQ con imprese e famiglie (in stretta relazione e coordinamento con i livelli superiori dell’amministrazione pubblica e con le associazioni di rappresentanza delle imprese) per attivare un percorso partecipativo di programmazione. Istituzioni di coordinamento (come la Fondazione Festari) possono svolgere un utile ruolo di ricerca e informazione.

Login Form